ROMA – Zero infezioni da Hiv ed epatiti negli ultimi dieci anni. A comunicarlo il Centro Nazionale Sangue, che in riferimento alla recente sentenza della Corte D’Appello di Roma sui risarcimenti alle persone infettate dopo trasfusione, ha ricordato come negli ultimi dieci anni non ci sia stata nemmeno una segnalazione di infezione.
La Corte D’appello di Roma con provvedimento n.2270 del 2017 ha respinto il ricorso del Ministero contro la sentenza del 2006 del Tribunale di Roma che aveva condannato il Ministero stesso a indennizzare centinaia di persone infette per trasfusioni, casi a partire dal 1979. Ora, dopo il recente provvedimento, la nota del Ministero e del CNS sull’attuale entità dei contagi per trasfusione.
Da più di dieci anni non vengono segnalate infezioni per HIV ed epatiti B e C e ciò per i controlli che seguono le donazioni. “Su ogni donazione di sangue, ricorda il CNS, vengono effettuati i test, anche molecolari, per la ricerca di Hiv ed epatite C e B, che hanno permesso ad esempio nel 2015 di trovare e bloccare 1709 positività su 1691 donatori. Tale livello di sicurezza è garantito da un sistema basato sulla donazione volontaria, periodica, anonima, responsabile e non remunerata, dall’utilizzo per la qualificazione biologica di test di laboratorio altamente sensibili e da un’accurata selezione medica dei donatori di sangue, volta a escludere i soggetti che per ragioni cliniche o comportamentali sono a rischio”.
Ogni anno in Italia vengono trasfusi 3 milioni di emocomponenti, 8.349 al giorno. Il rischio di infezione è prossimo allo zero.
“Le sentenze della magistratura che vengono riportate periodicamente dai media si riferiscono a trasfusioni avvenute negli anni ‘80 e ‘90, quando il sistema di vigilanza e le stesse conoscenze scientifiche erano molto diverse”.



