ROMA – Spiagge, piscine, annegamenti. Pubblicato dall’Istituto superiore di sanità un post nel quale riassume i dati sugli annegamenti in Italia e in Europa negli ultimi anni e nel quale segnala gli obiettivi e i punti chiave per una prima strategia di prevenzione nazionale contro gli incidenti in acqua da adottare per il triennio 2016-2018.
Dai dati riportati dall’Iss (Rapporto Istisan 16/10 Incidenti in acque di balneazione: verso una strategia integrata di prevenzione degli annegamenti) in Europa gli annegamenti sono una delle cause principali di morte prematura, con tassi 5 volte superiori nei Paesi a basso medio reddito rispetto a quelli ad alto reddito, e con 4 annegamenti su 5 che riguardano persone in condizioni meno agiate. Tra i bambini e i ragazzi è l’ottava causa di morte.
Nel 2010-2012 ci sono stati in Italia 27 casi di annegamento tra i bambini tra 0 e 4 anni, circa 300 i giovani. Ancora da dati Istat dal 1995 al 2012 si verificano circa 400 annegamenti l’anno, numero in calo rispetto ai 1.200 – 1.300 casi in media degli anni ’70. Numeri che indicano come la consapevolezza, il nuoto, la conoscenza siano in grado di prevenire i rischi. E che indicano come la prevenzione, la sensibilizzazione debba avere come obiettivo in primo luogo i bambini e i ragazzi.
Le misure primarie per la prevenzione da tenere in considerazione anche come base della strategia 2016-2018 sono elencate nello stesso rapporto Incidenti in acque di balneazione: verso una strategia integrata di prevenzione degli annegamenti.
Riguardano la capacità di nuoto, quindi la sicurezza delle spiagge, i sistemi di sorveglianza, cartellonistica adeguata, dovere di sorveglianza da parte degli adulti. Sensibilizzare, avvertire e controllare. Sensibilizzare anche verso i comportamenti corretti prima di entrare in acqua. L’alcol, le cadute, il mare agitato, l’uso scorretto di imbarcazioni.
Come si legge nel rapporto: “L’obiettivo generale della strategia nazionale è diminuire la mortalità per annegamento in Italia del 50% e azzerare quella dei bambini nel triennio 2016-2018”. Le priorità di intervento sono i bambini, gli incidenti in mare, laghi, fiumi, piscine. Fondamentale innanzitutto la diffusione della cultura della sicurezza:
- “migliorare la base di dati su annegamenti, annegamenti non fatali, incidenti da tuffi
- migliorare le capacità di nuoto dei bambini e dei ragazzi
- assicurare la sicurezza delle spiagge libere con adeguati sistemi di sorveglianza
- individuare i pericoli intrinseci delle “spiagge”
- elaborare un adeguato sistema d’informazione al pubblico: Portale Acque, siti web delle Regioni, cartellonistica spiaggia, brochure.
- coinvolgere scuole, uffici del turismo (tramite associazioni di categoria)
- elaborare un’adeguata cartellonistica per la spiaggia che richiami il dovere della sorveglianza da parte degli adulti, (adulto che da mano a bambino), che indichi i pericoli intrinseci (correnti di ritorno, formazione di buche, ecc.).
- individuare gli stakeholder a livello nazionale per coinvolgerli nella elaborazione del piano e nella valutazione della sua efficacia: Ministero della Salute (competente per le attività di balneazione), Capitanerie, MIUR (coinvolgimento delle scuole), Ministero dell’Ambiente del Territorio e del Mare (mappatura batimetria e aree a maggiore criticità), Comuni; Rappresentanti delle categorie (stabilimenti balneari, ristoranti, campeggi e resort, ecc.). Per ogni obiettivo specifico vanno poi individuati gli stakeholder anche a livello locale.
- elaborare un questionario da distribuire nelle scuole superiori per acquisire dati per effettuare stime sulla cultura della sicurezza in acqua: capacità di nuotare, consapevolezza dei rischi, comportamenti personali corretti/scorretti, conoscenza dei siti di informazione, ecc”.



